11
Scommesse
Posted under ScommesseCi si può avvicinare al mondo delle scommesse, per puro divertimento, in modo professionale ma evitando di sperperare denaro oppure con l’intenzione di farne un secondo mestiere.
Le scommesse sportive non sono dominate dalla fortuna anche se la dea bendata ha la sua incidenza, contano soprattutto abilità e conoscenza degli sports su cui si è deciso di puntare. Per questo motivo, visto che nessuno regala i soldi, l’atteggiamento non deve essere in nessun caso passivo.
Mettere nelle mani della sorte anche cifre modeste non ha alcun senso: tanto vale provare con il Lotto od il Superenalotto. Abbiamo già sentito milioni di volte la frase tanto se va male avrò perso solo 3 euro magari pronunciata da persone che non hanno mai vinto niente. Facendo un calcolo approssimativo, ipotizziamo 3 curo ogni 7 giorni per 50 settimane ed arriviamo alla cifra di 150 curo. Si tratta di un importo esiguo che però, utilizzato col criterio giusto, avrebbe potuto produrre esiti diversi. Intendiamoci, nessuno ha la bacchetta magica. Esiste però una filosofia spicciola che si adatta perfettamente alle scommesse sportive: più qualità e meno quantità.
Proviamo a fare un esempio: chi mette sul piatto in gioco 3 curo, per aggiudicarsi una somma discreta (diciamo 100 euro) deve inserire una lunga striscia di partite, magari anche facili. Nel numero, fatalmente, una gara salta quasi sempre. Oppure deve incastrare pochi eventi, ma tutti ben quotati. In questo modo, però, aumenta notevolmente il coefficiente di difficoltà. Se la stessa persona giocasse con minor frequenza, ma con maggiore sostanza, diciamo 15 euro per volta, paradossalmente, pur impiegando sempre 150 curo all’anno (quindi non intaccando il budget a disposizione), avrebbe molte più probabilità di successo. Vediamo perchè. Moltiplichiamo 15 euro x 1.80 x 1.90 x 1.90: ovvero 3 quote che potrebbero appartenere
a partite non facilissirne ma nemmeno troppo disagevoli ed ecco raggiunto l’importo di circa 100 euro. Adesso abbiamo solo 3 selezioni e, con i ricchi palinsesti offerti oggi dai bookmakers, indovinare una tripla, almeno una all’anno, non dovrebbe essere il’rlpresa eccessivamente ardua. In questo modo, vi sarete comunque trastullati ed avrete ammortizzato al minimo le perdite. Se non riuscite nell’intento di azzeccare almeno una vincitina all’anno, non prendetevela sempre con la sfortuna. Magari siete più portati per la mazurka o i balli latino-americani.
Riassumendo, per sfidare il banco con qualche probabilità di successo bisogna lasciare da parte fatalismo ed approssimazione, elementi che caratterizzano l’opzione 1. Puntare tanto per puntare non ha alcun senso e serve soltanto ad alimentare le casse dei vari bookmakers. Siamo comunque certi che questo prototipo di scommettitore, passato il periodo pioneristico, sia ormai in via d’estinzione. Tuttavia, per contrastare in modo più efficace gli allibratori, occorre essere propositivi e costantemente informati su tutte le discipline sportive oggetto di quotazioni. Tenendo sempre presente che i bookmakers temono principalmente chi gioca le singole e le triple. Soprattutto chi mette al servizio di queste tipologie di gioco cifre ragguardevoli.
E veniamo all’opzione 3: ovvero a quelli che ambiscono a fare delle scommesse una specie di secondo lavoro e, in taluni casi, anche l’attività primaria. Ognuno è naturalmente libero di fare quello che ritiene più giusto ed opportuno. Personalmente, in tanti anni di frequentazione col mondo del betting, abbiamo visto molta gente vantarsi di essere in attivo. Pur non essendo Perry Mason e nemmeno il Tenente Colombo, ci è bastato poco per capire che dietro tante chiacchiere c’era praticamente il nulla. In genere, questi signori, abilissimi nel raccontare le proprie gesta bettistiche, balbettano alle prime domande insidiose e fanno sempre molta fatica a mostrare la ricevuta della giocata vincente. Viceversa, quando vanno realmente alla cassa, recuperando una minima parte dei soldi persi, non esitano a strombazzare ai quattro venti le loro prodezze.
Al di là degli aspetti folcloristici, la professione di scommettitore sarebbe meravigliosa se non fosse pura utopia. Chi ha provato a cimentarsi in questa avventura si è quasi sempre ridotto sul lastrico. Ripetiamo il concetto già espresso in altre pagine: ci possono essere momenti, mesi ed anche annate favorevoli. Poi,
col tempo, il banco ha sempre il sopravvento. La miglior prova alle nostre affermazioni? Intanto i bookmakers aumentano ogni giorno in tutto il mondo. Questo forse significa qualcosa. In secondo luogo, anche in presenza di fenomeni della scommessa (ne conosciamo un paio), la matematica è apertamente schierata con il banco. In altre parole, anche con le singole, chi punta ha solo il 33% di possibilità. Se con una buona tattica si può prevalere nel breve e medio periodo, a gioco lungo, e speriamo di scoraggiare definitivamente i più temerari, il pericolo è quello di ritrovarsi a doniuire in stazione. Forse solo il betting exchange, (vedere capitolo) senza farsi troppe illusioni, può dare qualche piccola garanzia in più. Bisogna comunque fare i conti con la legislazione italiana e con le normative tutt’altro che elastiche del nostro Paese rispetto alla libera circolazione di servizi legati al gioco.